L’inquinamento della “Terra dei Fuochi” ora all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo

Strasburgo, 7 marzo 2019 – Con la comunicazione del caso Di Caprio e altri c. Italia e altri tre ricorsi del 5 febbraio 2019 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha informato il Governo italiano della presentazione di quattro ricorsi proposti da trentaquattro ricorrenti, persone fisiche o associazioni, che lamentano gravi violazioni dei loro diritti fondamentali a causa dell’inquinamento esistente in un vasto territorio in Campania, meglio conosciuto come “Terra dei Fuochi”, dove lo sversamento, la combustione, l’interramento di rifiuti pericolosi e la gestione di discariche illegali, a partire quantomeno dalla fine degli anni ’80, ha colpito gravemente la salute dei loro abitanti.

Tra i trentaquattro ricorrenti indicati nel caso Di Caprio e altri c. Italiae altri tre ricorsi quindici di questi (si vedano i numeri da 5 a 19 della lista allegata alla comunicazione) sono seguiti dall’avv. Antonella Mascia del foro di Verona e Strasburgo, dall’avv. Valentina Centonze del foro di Nola, dall’avv. Armando Corsini del foro di Santa Maria Capua a Vetere e dall’avv. Ambrogio Vallo del foro di Napoli Nord. Di questi ricorrenti cinque sono associazioni costituitesi nel territorio per agire a tutela dei propri associati.

Peraltro risulta che tra il 2013 e il 2014 diverse migliaia di persone si siano rivolte alla Corte europea dei diritti dell’uomo e che nel corso della trattazione dei ricorsi presentati, molti di questi siano stati dichiarati irricevibili a seguito delle decisioni adottate nel 2015 e nel 2016 (Di Tella e altri c. Italia, decisione del 22 ottobre 2015 per incompatibilità ratione materiaeRinaldi e Cannova c. Italia, decisione del 22 ottobre 2015 e Danese e altri c. Italia, decisione del 13 settembre 2016, entrambe per ricorsi abusivi).

Attualmente circa 4.000 ricorrenti, oltre a quelli indicati nei quattro ricorsi appena comunicati, sono in attesa che la Corte europea dei diritti dell’uomo si pronunci sui loro ricorsi.

Il caso Di Caprio e altri c. Italia e tre altri ricorsipermetterà alla Corte europea dei diritti dell’uomo di esaminare le allegazioni presentate.

In particolare, invocando gli articoli 2 e 8 della Convenzione, i ricorrenti quali persone fisiche hanno lamentato che le autorità hanno avuto conoscenza dell’esistenza del rischio reale e immediato per la loro vita o per quella dei loro congiunti deceduti conseguenti allo sversamento dei rifiuti in discariche non autorizzate, all’interramento e alla combustione illegale dei rifiuti speciali pericolosi e che non hanno adottato le misure che avrebbero potuto ragionevolmente ovviare a questo rischio. Hanno lamentano inoltre che non esiste un quadro normativo in grado di permettere alle autorità di perseguire in modo effettivo i responsabili dell’inquinamento.

Invocando gli articoli 8 e 10 della Convenzione, i ricorrenti quali persone fisiche hanno denunciato anche che le autorità non hanno dato alcuna informazione sui rischi alla salute derivanti dall’inquinamento dei terreni.

Invocando gli articoli 2 e 8 della Convenzione, le associazioni ricorrenti si sono lamentate che le autorità hanno avuto conoscenza dell’esistenza di un rischio reale e immediato per la vita dei loro associati legato allo sversamento in discariche non autorizzate, all’interramento e alla combustione illegale dei rifiuti speciali pericolosi e che, nonostante ciò, non hanno adottato le misure che avrebbero potuto ragionevolmente evitare tale rischio. Si sono lamentate anche che non esiste un quadro normativo in grado di permettere alle autorità di perseguire in modo effettivo i responsabili dell’inquinamento.

Invocando l’articolo 8 della Convenzione, le associazioni ricorrenti hanno denunciato anche che le autorità non hanno dato alcuna informazione sui rischi alla salute derivanti dall’inquinamento dei terreni.

Infine, invocando l’articolo 13 della Convenzione, tutti i ricorrenti si sono lamentati della mancanza di rimedi accessibili ed effettivi in grado di eccepire le violazioni degli articoli precitati.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha indicato che il fenomeno della “Terra dei Fuochi” interessa 2.965.000 abitanti, pari al 52% della popolazione campana, evidenziando che il Parlamento italiano ha preso atto del vasto inquinamento a partire dalle dichiarazioni di un pentito avvenute nel 1997, sottoposte queste a segreto di Stato fino al 2013.

Successivamente sono state adottate una serie di misure legislative volte all’individuazione dei Comuni colpiti dall’inquinamento, operazione avvenuta tuttavia su base presuntiva, e inoltre si è provveduto al monitoraggio dello stato di salute degli abitanti attraverso l’istituzione del registro tumori, avvenuta tuttavia solo a partire dal 2012.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha esaminato i lavori di sette commissioni d’inchiesta parlamentari svoltesi tra il 1995 e il 2018 e i vari gli studi condotti sull’impatto sanitario. Ha inoltre richiamato il diritto dell’Unione europea rilevante e le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Ha poi richiamato il quadro legislativo italiano esistente in tema di trattamento dei rifiuti, la legislazione emanata per contrastare il fenomeno c.d. della “Terra dei Fuochi” e quella prevista per la bonifica delle zone contaminate. Ha esaminato infine la legislazione penale prevista per contrastare i delitti ambientali.

Con la comunicazione dei quattro ricorsi si apre ora la fase contraddittoria dove le parti dovranno rispondere ad una serie di quesiti specifici proposti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. In particolare il Governo è stato chiamato per primo a indicare, entro il 20 giugno 2019:

  • se le autorità sapevano o avrebbero dovuto sapere che vi era un rischio reale ed immediato per la vita e la salute dei ricorrenti e, in caso affermativo, in quale momento e in base a quali elementi le autorità hanno o avrebbero dovuto avere conoscenza dell’esistenza di un tale rischio;
  • se le autorità hanno fatto tutto quello che si poteva ragionevolmente attendere da loro, anche in considerazione degli obblighi nascenti dal diritto dell’Unione europea e dalle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea al fine di prevenire tale rischio e rispettare gli obblighi positivi nascenti dagli articoli 2 e 8 della Convenzione;
  • se vi è stata violazione del diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata e familiare e del loro domicilio, oltre che al loro diritto alla salute ai sensi dell’articolo 8 § 1 della Convenzione, ovvero, in altri termini, se lo Stato ha esercitato il suo dovere di vigilanza e ha adottato le misure adeguate per proteggere i diritti dei ricorrenti;
  • Riguardo al ricorrente Mario Cannavacciuolo, in considerazione della protezione procedurale del diritto alla vita e alla salute, se il procedimento penale ha soddisfatto le esigenze nascenti dagli articoli 2 e 8 della Convenzione;
  • Se il Governo ha rispettato il suo obbligo positivo nascente dagli articoli 8 e 10 della Convenzione e riguardanti in particolare le ricerche da effettuare per determinare l’esistenza di un nesso tra l’inquinamento e i rischi per la salute e le informazioni da fornire ai ricorrenti quanto ai rischi corsi.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha inoltre sollecitato il Governo italiano a fornire dettagliate informazioni che riguardano:

  • le misure adottate per individuare le zone inquinate;
  • la verifica dello stato d’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua e l’esame dell’impatto sulla salute;
  • l’informazione fornita alla popolazione dei rischi legati all’inquinamento.

Dovrà poi fornire i dati riguardanti la mappatura dei terreni, le azioni di prevenzione adottate, la messa in sicurezza dei siti contaminati, l’istituzione del registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti, i procedimenti penali in corso.

Dovrà indicare infine quali sono state le misure adottate per adempiere agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea e dalle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Infine, la Corte europea dei diritti dell’uomo tratterà i quattro ricorsi comunicati in via prioritaria indicando che essi presentano le caratteristiche perché si possa adottare la procedura di sentenza pilota, dato che risulta sussistere un problema sistemico o strutturale a livello nazionale.

CONFISCA PER LOTIZZAZIONE ABUSIVA, DOMANI SARA’ PUBBLICATA LA SENTENZA DI GRANDE CAMERA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO NEI CASI G.I.E.M. S.R.L. E ALTRI C. ITALIA

Strasburgo, 27 giugno 2018 – Domani 28 giugno 2018, alle ore 10, la Grande Camera della C.E.D.U. pubblicherà la sentenza riguardante i casi G.I.E.M. e altri c. Italia.

Questi casi riguardano la confisca di terreni prevista in caso di lottizzazione abusiva dalla legge n. 47 del 1985, che è stata applicata sia in caso di accertamento della prescrizione sia in caso di assoluzione nei confronti delle quattro società ricorrenti. Peraltro, in uno dei casi trattati dalla C.E.D.U., oltre alla società ricorrente vi era anche un privato comproprietario del terreno confiscato (Falgest S.r.l. e Gironda c. Italia).

La C.E.D.U. si è già pronunciata in materia valutando la legittimità dell’articolo 19 della legge n. 47 del 1985. Nella sentenza Sud Fondi S.r.l. e altri c. Italia, sentenza del 20 gennaio 2009, riguardante delle società i cui legali rappresentanti, accusati di lottizzazione abusiva erano stati poi assolti, la C.E.D.U. aveva concluso che la sanzione della confisca era arbitraria e conseguentemente che vi era stata violazione dell’articolo 7 della Convenzione (nulla poena sine lege) e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Conenzione (protezione della proprietà). Nel caso Varvara c. Italia, sentenza del 29 ottobre 2013, dove il ricorrente era stato assolto per intervenuta prescrizione del reato, la C.E.D.U. aveva concluso stabilendo nuovamente che la confisca era arbitraria e che vi era stata la violazione degli articoli 7 della Convenzione e 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.

I ricorrenti nei casi G.I.E.M. S.r.l. e altri c. Italia si lamentano che la confisca dei loro terreni ai sensi della legge n. 47 del 1985 violi gli articoli 7 della Convenzione, 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione, 6 della Convenzione (diritto a un processo equo) e 13 della Convenzione (diritto a un ricorso effettivo).

I ricorsi sono stati presentati davanti alla C.E.D.U. il 21 dicembre 2005, il 2 agosto 2007 e il 23 marzo 2011. I casi sono stati quindi comunicati per osservazioni al Governo italiano rispettivamente il 30 marzo 2009, il 5 giugno 2012 e il 30 aprile 2013.

Il 5 giugno 2012, la C.E.D.U. ha emesso una decisione parziale sulla ricevibilità dei ricorsi Hotel Promotion Bureau S.r.l. c. Italia e R.I.T.A. Sarda S.r.l. c. Italia. Il 30 aprile 2013 la C.E.D.U. ha emesso una decisione parziale anche riguardo al caso Falgest S.r.l. e Gironda c. Italia.

Il 17 febbraio 2015, la Camera della C.E.D.U. a cui erano stati assegnati i ricorsi ha rimesso quest’ultimi davanti alla Grande Camera, la quale ha tenuto un’udienza pubblica  il 2 settembre 2015.

Un breve excursus sull’evoluzione della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in tema di ergastolo

Strasburgo, 2 gennaio 2018 – La Corte europea dei diritti dell’uomo (“C.E.D.U.”) in tema di ergastolo ha sviluppato una giurisprudenza volta a verificare se tale tipo di pena possa essere compatibile o meno con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Tra i casi che saranno qui di seguito citati ve ne sono due che riguardano l’Italia. Il primo è il caso Garagin c. Italia, riguardante l’ergastolo “ordinario”, mentre il secondo, in attesa di essere deciso è il caso Viola c. Italia che riguarda l’ergastolo “ostativo” previsto dall’articolo 4bis della legge n. 354 del 1975.

Le pronunce della C.E.D.U. in tema di ergastolo, richiamate cronologicamente e distinte per esito, sono le seguenti:

Le pronunce di non violazione

Léger c. Francia, ricorso n. 19324/02

  • Decisione del 21 settembre 2004: Articolo 3: condannato detenuto da quarant’anni: ricevibile; Articolo 5 § 1 a): dopo la condanna; condannato detenuto da quartant’anni divenuta “liberabile” dopo venticinque anni: ricevibile.
  • Sentenza di Grande Camera del 30 marzo 2009: Articolo 37 § 1: richiesta di proseguimento della procedura presentata da una persona senza titolarità (non erede e senza un interesse legittimo) – radiazione dal ruolo.

Kafkaris c. Cipro, ricorso n. 21906/04

  • Decisione dell’11 aprile 2006: Articolo 3: il ricorrente è stato lasciato nell’incertezza riguardo alla durata reale della pena dell’ergastolo: ricevibile; articolo 5 § 1: mantenimento in detenzione oltre il termine: ricevibile; articolo 7: ambiguità riguardo alla durata ufficiale della pena dell’ergastolo: ricevibile.
  • Sentenza di Grande Camera del 12 febbraio 2008: Articolo 3: trattamento inumano e degradante, pena dell’ergastolo priva di ogni prospettiva di liberazione in caso di buona condotta a seguito di modifica legislativa: non violazione; articolo 7: nullum crimen sine lege, disposizioni legislative in contrasto tra loro e riguardanti la pena dell’ergastolo e il diritto di beneficiare di una remissione della pena: violazione; Cambiamento della legislazione riguardante la remissione della pena per buona condotta per un detenuto condannato all’ergastolo che fu informato dall’autorità giudiziaria competente che la sua era la pena dell’ergastolo: non violazione.

Garagin c. Italia, ricorso n. 33290/07

  • Decisione del 29 aprile 2008: Articolo 3: trattamento inumano e degradante, pena dell’ergastolo “ordinario”, possibilità per il detenuto di beneficiare della liberazione: ricorso irricevibile.

Streicher c. Germania, ricorso n. 40384/04

  • Decisione del 10 febbraio 2009: Articoli 3, 5 e 7: il ricorrente, condannato alla pena dell’ergastolo, non è privato della speranza di rimessione in libertà in quanto il diritto interno prevede la liberazione condizionale: ricorso irricevibile.

Meixner c. Germania, ricorso n. 26958/07

  • Decisione del 26 novembre 2009: Articolo 3: ricorrente condannato alla pena dell’ergastolo a cui è stata rigettata la richiesta di liberazione condizionale; dato che il diritto nazionale tedesco prevede la possibilità di riesaminare la pena al fine di commutarla o di permettere l’accesso alla liberazione condizionale è conforme all’articolo 3: ricorso irricevibile.

Lynch e Whelan c. Irlanda, ricorsi n. 70495/10 74565/10

  • Decisione dell’8 luglio 2014: Articolo 5 § 1: Article 5-1: Arresto o detenzione regolare, mantenimento in detenzione senza controllo in caso di una condanna all’ergastolo “interamente punitiva”: irricevibile.

Bodein c. Francia, ricorso n. 40014/10

  • Sentenza del 13 novembre 2014: Articolo 3: pena inumana e degradante, pena dell’ergastolo con la possibilità di riesame dopo trent’anni di detenzione: non violazione.

Hutchinson c. Regno Unito, ricorso n. 57592/08

  • Sentenza del 3 febbraio 2015: Articolo 3: pena degradante e inumana, mantenimento in detenzione in caso di ergastolo effettivo dopo il chiarimento riguardo al potere del Ministero di ordinare la remissione in libertà: non violazione
  • Sentenza di Grande Camera del 17 gennaio 2017: Articolo 3: pena degradante e inumana, mantenimento in detenzione in caso di ergastolo effettivo dopo il chiarimento riguardo al potere del Ministero di ordinare la remissione in libertà: non violazione.

Le pronunce di violazione

Precedenti al caso “Vinter”

Brogan e altri c. Regno Unito, ricorsi n. 11209/84; 11234/84; 11266/84; 11386/85

Megyeri c. Germania, ricorso n. 13770/88

  • Sentenza del 12 maggio 1992: Articolo 5 § 4: la persona non imputabile detenuta in un istituto psichiatrico per aver commesso atti costituenti reati, deve essere assistita da un avvocato nei procedimenti riguardanti la misura limitativa della sua libertà: violazione.

Stanev c. Bulgaria, ricorso n. 36760/06

  • Decisione del 29 giugno 2010: ricorso ricevibile.
  • Sentenza di Grande Camera del 17 gennaio 2012: Articolo 6 § 1 (procedura civile): accesso a un tribunale, mancanza, per una persona parzialmente incapace, di accesso diretto al Giudice competente per richiedere l’accertamento della sua capacità: violazione; Articolo 3: trattamento degradante, condizioni di vita all’interno dell’istituto psichiatrico: violazione; Articolo 5 § 1: privazione della libertà, vie legali, regolarità di un internamento in un istituto psichiatrico: violazione; Articolo 5 § 4: assenza di un ricorso per contestare la legittimità dell’internamento in un istituto psichiatrico: violazione; Articolo 13: assenza di un ricorso per ottenere il ristoro per le cattive condizioni di vita all’interno dell’istituto psichiatrico: violazione.

Il caso “Vinter”

Vinter e altri c. Regno Unito, ricorsi n. 66069/09, 130/10 e 3896/10

  • Sentenza del 17 gennaio 2012: Articolo 3: pena degradante e inumana, la pena dell’ergastolo con possibilità di liberazione unicamente in caso di malattia in fase terminale o di grave incapacità: non violazione.
  • Sentenza di Grande Camera del 9 luglio 2013: Articolo 3: pena degradante e inumana, la pena dell’ergastolo con possibilità di liberazione unicamente in caso di malattia in fase terminale o di grave incapacità: violazione (versione italiana).

Successive al caso “Vinter”

Öcalan c. Turchia (n. 2), ricorsi n. 24069/03, 197/04, 6201/06 e 10464/07

  • Sentenza del 18 marzo 2014: Articolo 3: condizioni di detenzione fino al 17 novembre 2009: violazione; Articolo 3: condizioni di detenzione successive al 17 novembre 2009: non violazione; Articolo 3: condanna all’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale: violazione; Articolo 8: non violazione; Articolo 7: non violazione.

László Magyar c. Ungheria, ricorso n. 73593/10

  • Sentenza del 20 maggio 2014: Articolo 3: pena inumana e degradante: la pena dell’ergastolo irriducibile de jure e de facto nonostante la possibilità di grazia presidenziale: violazione.

Harakchiev e Tolumov c. Bulgaria, ricorsi n. 15018/11 e 61199/12

  • Sentenza dell’8 luglio 2014: Articolo 3: Pena inumana e degradante, il regime dell’ergastolo che non offre sufficienti possibilità di reinserimento al fine di ottenere una riduzione della pena: violazione.

Trabelsi c. Belgio, ricorso n. 140/10

  • Sentenza del 4 settembre 2014: Articolo 3: estradizione verso uno Stato non contraente della Convenzione (Stati Uniti d’America), dove il ricorrente corre il rischio di essere sottoposto alla pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale: violazione; Articolo 34: ostacolare l’esercizio del diritto di ricorso, trasferimento di una persona negli U.S.A. con il rischio reale di incorrere nella pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale e non rispetto della misura provvisoria ordinata dalla C.E.D.U.: violazione.

Kaytan c. Turchia, ricorso n. 27422/05

Murray c. Paesi Bassi, ricorso n. 10511/10

  • Sentenza del 10 dicembre 2013: Articolo 3: trattamento inumano e degradante, rifiuto di accordare la liberazione condizionale a un detenuto con problemi mentali condannato alla pena dell’ergastolo e che ha scontato trent’anni di reclusione: non violazione
  • Sentenza di Grande Camera del 26 aprile 2016: Articolo 3: pena inumana e degradante, irriducibilità de facto della pena dell’ergastolo inflitta ad una persona malata mentale: violazione.

T.P. e A.T. c. Ungheria, ricorsi n. 37871/14 73986/14

  • Sentenza del 4 ottobre 2016: Articolo 3: pena inumana e degradante: la pena dell’ergastolo riesaminata automaticamente dopo quarant’anni di detenzione: violazione.

Matiošaitis e altri c. Lituania, ricorsi n. 22662/13, 51059/13, 58823/13, 59692/13, 59700/13, 60115/13, 69425/13 e 72824/13

  • Sentenza del 23 maggio 2017: Articolo 3: Pena inumana e degradante, le pene all’ergastolo che non offrono alcuna prospettiva di liberazione: violazione.

 Casi attualmente pendenti

Ali Tekin e Necip Baysal c. Turchia, ricorsi n. 40192/10 8051/12

  • Comunicazioni del 20 luglio 2015: i ricorrenti si lamentano della loro condanna alla pena dell’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale, di essere sottoposti ad un regime penitenziario speciale e di non disporre di una via di ricorso effettiva. La C.E.D.U. ha comunicato i ricorsi sotto il profilo degli articoli 3 e 13.

Viola c. Italia, ricorso n. 77633/16

  • Comunicazione del 30 maggio 2017: ergastolo “ostativo” ai sensi dell’articolo 4bis della legge n. 354 del 1975; La C.E.D.U. ha comunicato il ricorso stoto il profilo degli articoli 3 e 8.