La richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea e le garanzie offerte dall’articolo 6 della Convenzione

salleaudiencedsc_00061Strasburgo, 10 maggio 2014 – Il 19 aprile 2014, la C.E.D.U. ha comunicato il caso Schipani e altri c. Italia al Governo italiano, chiedendo se il rifiuto della Corte di Cassazione di rinviare in via pregiudiziale la causa dei ricorrenti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per una questione di interpretazione delle norme dell’Unione europea possa essere stata una violazione dell’articolo 6 della Convenzione, che garantisce il diritto ad un equo processo.

Tale caso verrà esaminato alla luce dei principi stabiliti dalla C.E.D.U. nel caso Vergauwen c. Belgique, decisione del 10 aprile 2012, §§ 89-90 ; e Ullens de Schooten e Rezabek c. Belgio, sentenza del 20 settembre 2011, §§ 33-35).

Secondo i principi elaborati dalla C.E.D.U., l’articolo 6 della Convenzione impone alle giurisdizioni interne di motivare adeguatamente le pronunce in cui sono poste questioni pregiudziali di rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Nel caso di specie, i ricorrenti, medici iscritti al corso di specializzazione negli anni 1991-1992 promossero una causa, chiedendo il risarcimento dei danni subiti a causa del ritardo con cui l’Italia aveva recepito nel sistema legislativo nazionale le direttive comunitarie n. 363 del 16 giugno 1975 e n. 82 del 26 aprile 1976.

Il Tribunale di Roma, con sentenza del 21 febbraio 2000 respinse la domanda. Pur riconoscendo che il ritardo nel recepimento delle direttive in questione nel sistema interno, avvenuto solo con decreto legge n. 257 del 1991, affermando peraltro che i ricorrenti non avevano dato prova del pregiudizio subito. I ricorrenti fecero appello contestando in particolare di non essere tenuti a dare prova del pregiudizio subito, in quanto lo stesso era da considerarsi un dannum in re ipsa.

Con sentenza del 18 settembre 2003, la Corte d’Appello di Roma respinse la domanda dei ricorrenti, facendo riferimento al contrasto giurisprudenziale esistente in materia.

Avverso tale pronuncia, i ricorrenti proposero ricorso in Cassazione. Oltre a presentare una serie di motivi, richiesero in via subordinata di rinviare in via pregiudiziale alla CGUE perché esaminasse due questioni. La prima era volta ad accertare se il mancato tempestivo recepimento delle direttive n. 363 del 1975 e n. 86 del 1976 potesse costituire una violazione del diritto dell’Unione europea e se ciò potesse comportare una responsabilità per lo Stato italiano. La seconda verteva invece sul contenuto del decreto legislativo n. 257 del 1991, che rendeva impossibile o eccessivamente difficile l’ottenimento del risarcimento dei danni.

Con sentenza del 14 novembre 2008, la Corte di Cassazione respinse le richieste dei ricorrenti. La Corte di Cassazione, in particolare, non fece alcun riferimento alla questione pregiudiziale sollevata dai ricorrenti sollevata in via subordinata.

I ricorrenti hanno chiesto che venga accertata la violazione degli articoli 6 § 1 e 14 della Convenzione e 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.