Amianto, nuovi ricorsi alla CEDU

amiantoStrasburgo, 16 novembre 2008 – Qui di seguito riporto la notizia riguardante la presentazione da parte di due associazioni (Associazione Esposti Amianto – Friuli Venezia Giulia e il Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni) di un ricorso per la violazione degli articoli 1, 2, 6 e 14 della Convenzione.

L’ argomento è molto interessante. Spero pertanto che l’impostazione data al ricorso permetta di stabilire che le due associazioni possono pretendersi vittime ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione e che le condizioni di ricevibilità previste dall’articolo 35 della Convenzione siano soddisfatte.

“AMIANTO: IL GOVERNO ITALIANO E L’INAIL DENUNCIATI ALLA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL’UOMO A STRASBURGO PER LESIONE DEL DIRITTO

L’Associazione Italiana Esposti Amianto, l’Associazione Esposti Amianto – Friuli Venezia Giulia – e il Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni (Mi), hanno presentato ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo contro il governo Italiano e l’Inail per violazione delle norme costituzionali e comunitarie. In questi anni migliaia di lavoratori italiani, i loro familiari e intere famiglie sono state sterminate dal pericoloso e silenzioso killer e molti aspettano invano da anni giustizia. In molti casi le cause si trascinano per anni, e per i processi penali questo significa prescrizione e impunità per i datori di lavoro e i dirigenti responsabili della morte di centinaia di lavoratori. In particolare, con il decreto del 12-3-2008 del Ministro del Lavoro in concerto con il Ministro dell’Economia e il Ministro delle Finanze e successivamente con l’atto dell’Inail (direzione centrale) del 19-5-2008, l’ingiustizia aumenta e vengono lesi i diritti di migliaia di lavoratori esposti all’amianto. La legge 257 del 1992 concedeva a questi lavoratori, a causa della minore aspettativa di vita ( in media 7 anni), di andare in pensione anticipata come risarcimento per allontanarli dalla fonte di esposizione. Le polveri di amianto, come dimostrato dalla scienza medica, sono cancerogene indipendentemente dalla quantità ( anche una sola fibra può produrre il mesotelioma ovvero quel tumore che non ha altre cause se non l’esposizione ad amianto) e con gli atti di indirizzo e i successivi atti dell’Inail il governo, riconoscendo i periodi di esposizione all’amianto fino all’inizio della bonifica e non oltre il 2-10-2003 solo in alcuni siti, discrimina i lavoratori riconoscendo solo ad alcuni la possibilità di usufruire del risarcimento del danno subito, escludendo e limitando il diritto della maggioranza dei lavoratori interessati che hanno lavorato a contatto con l’amianto in altri siti industriali non oggetto degli atti di indirizzo. Le nostre associazioni, tramite il nostro legale avv. Ezio Bonanni del foro di Roma, ritenendo tutto questo lesivo degli interessi dei loro associati e di tutti i lavoratori italiani, hanno inoltrato il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo in tema di lesione dei diritti e delle libertà fondamentali. In particolare, tra gli altri riteniamo che siano stati violati l’art. 1 della Costituzione Repubblicana e l’art. 32 che tutelano la salute come fondamentale diritto dell’individuo. Inoltre questi provvedimenti sono in contrasto e violano anche l’art. 1 della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo che tutela il diritto alla vita e l’art. 2 che afferma il principio secondo cui ” il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge” . Inoltre vengono violati l’art. 6 che stabilisce che” ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole” e l’art.14 che stabilisce il principio di non discriminazione, riconoscendo che “Il godimento dei diritti delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione, deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita o ogni altra condizione” Associazione Italiana Esposti Amianto

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Associazione Esposti Amianto Regione Friuli Venezia Giulia”

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SCOPPOLA c. ITALIA, remissione del caso alla Grande Camera

Strasburgo, 16 novembre 2008 – La camera a cui è stato attribuito il ricorso Scoppola c. Italia, ha rimesso il caso davanti alla Grande Camera, ai sensi dell’articolo 30 della Convenzione, che testualmente dispone:

Se la questione oggetto del ricorso all’esame di una Camera solleva gravi problemi di interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, o se la sua soluzione rischia di dar luogo ad un contrasto con una sentenza pronunciata anteriormente dalla Corte, la Camera, fino a quando non abbia pronunciato la sua sentenza, può rimettere il caso alla Grande Camera a meno che una delle parti non vi si opponga.

In questo caso il ricorrente, condannato all’ergastolo per aver assasinato sua moglie e ferito uno dei suoi figli, afferma di essere stato condannato ad una pena più grave di quella prevista per legge.

L’udienza si terrà il 7 gennaio 2009.

 

 

Caso ENEA c. ITALIA – Rimessione alla Grande Camera

23 settembre 2008

Vi informo che il ricorso Enea c. Italia è stato rimesso alla Grande Camera e sarà esaminato all’udienza del 5 novembre 2008.

In questo caso il ricorrente è stato condannato a trent’anni di reclusione per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e porto illegale di armi da fuoco. Attualmente il ricorrente, detenuto, è obbligato a utilizzare una sedia a rotelle a causa delle diverse patologie di cui soffre.

Oggetto dell’esame saranno le sue condizioni di detenzione e, in particolare, il fatto che sia stato sottoposto fino al marzo 2005 al regime speciale di detenzione previsto dall’art. 41 bis della legge sull’ordinamento penitenziario e, successivamente, a quello denominato E.I.V. (Elevato Indice di Vigilanza).