Un manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione

Strasburgo, 29 marzo 2014 – L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e la Corte europea dei diritti dell’uomo hanno recentemente pubblicato un secondo manuale, dopo quello in materia di non discriminazione. Questo nuovo manuale riguarda il diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione ed è ora disponibile anche in versione italiana.

Il manuale offre una panoramica della normativa applicabile in materia di asilo, gestione delle frontiere e immigrazione alla luce del diritto dell’Unione europea (UE) e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Esso si concentra sulla situazione degli stranieri che l’UE solitamente definisce “cittadini di paesi terzi”, benché tale specifica denominazione non sia rilevante ai fini della CEDU.

Il manuale non si sofferma invece sui diritti dei cittadini dell’UE o dei cittadini di Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, i quali, secondo il diritto dell’UE, possono fare ingresso nel territorio dell’Unione e circolarvi liberamente. Detti cittadini verranno menzionati solo al fine di far comprendere la situazione dei loro familiari con cittadinanza di un paese terzo.

Secondo il diritto dell’UE, i cittadini di paesi terzi possono essere classificati in venti categorie differenti, ciascuna delle quali garantisce diritti diversi, che variano a seconda dei legami che essi hanno con gli Stati membri dell’UE o che derivano dal loro bisogno di protezione speciale. Il diritto dell’UE fornisce una disciplina esaustiva per talune categorie di cittadini di paesi terzi, come ad esempio per i richiedenti asilo, ma ne disciplina solo parzialmente altre, tra cui quella degli studenti, per le quali la regolamentazione di taluni diritti è lasciata alla discrezionalità degli Stati Membri. In generale, ai cittadini di paesi terzi autorizzati a stabilirsi nell’UE sono accordati diritti più estesi rispetto a quelli spettanti a coloro che vi soggiornano solo per un periodo di breve durata. La tabella 1 offre un’ampia panoramica delle varie categorie di cittadini di paesi terzi secondo il diritto dell’UE.

Il manuale, volto ad assistere i professionisti legali che non sono specializzati nel campo del diritto in materia di asilo, frontiere e immigrazione, è destinato ad avvocati, giudici, pubblici ministeri, guardie di frontiera, funzionari dell’immigrazione

e altre figure professionali che collaborano con le autorità nazionali, oltre che a organizzazioni non governative (ONG) e altri organismi che potrebbero dover affrontare problematiche legali in uno degli ambiti analizzati dal manuale. Esso intende fornire un primo punto di riferimento in materia sia per il diritto dell’UE sia per il diritto della CEDU, nonché illustrare come ciascun tema sia disciplinato dal diritto dell’UE, dalla CEDU, dalla Carta sociale europea (CSE) e da altri strumenti del Consiglio d’Europa. All’inizio di ogni capitolo, è stata inserita una tabella contenente le disposizioni legali applicabili secondo i due distinti sistemi giuridici europei, a cui fa seguito una breve analisi del diritto dei due sistemi europei, così come applicabile a ciascuna tematica. In questo modo, il lettore potrà cogliere le convergenze e le divergenze dei due ordinamenti.

I professionisti che provengono da Stati che non sono membri dell’UE ma che fanno parte del Consiglio d’Europa e, quindi, della CEDU possono accedere alle informazioni riguardanti il proprio paese visitando direttamente le sezioni della CEDU. I professionisti degli Stati membri dell’UE devono invece consultare tutte e due le sezioni, giacché questi Stati sono vincolati a entrambi gli ordinamenti giuridici. Chi necessita di maggiori informazioni su un particolare argomento potrà reperire una bibliografia più specialistica nella sezione del manuale riservata agli “Approfondimenti”.

Il diritto della CEDU è presentato attraverso brevi riferimenti ad una selezione di casi della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) relativi alle questioni affrontate dal presente manuale. I casi citati sono stati scelti tra una moltitudine di sentenze e decisioni pronunciate dalla Corte EDU in materia di migrazione.

Il diritto dell’UE è illustrato attraverso il riferimento alle rilevanti disposizioni e alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, cosi come interpretate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE, detta Corte di giustizia (CG) fino al 2009).

La giurisprudenza descritta o menzionata nel presente manuale offre esempi tratti da un ampio corpus di giurisprudenza della Corte EDU e della CGUE. Le linee guida riportate in fondo al manuale mirano ad assistere il lettore nella ricerca della giurisprudenza online.

Non tutti gli Stati membri sono vincolati ai vari atti legislativi dell’UE in materia di asilo, gestione delle frontiere e immigrazione. L’allegato 1 sull’ “Applicabilità dei regolamenti e delle direttive dell’UE citati nel presente manuale” offre una panoramica degli Stati che sono vincolati alle diverse disposizioni. Esso mostra, inoltre, come la Danimarca, l’Irlanda e il Regno Unito abbiano perlopiù scelto di non attuare gli strumenti elencati nel presente manuale. Molti strumenti dell’UE concernenti le frontiere, tra cui l’acquis di Schengen (vale a dire tutto il diritto dell’Unione adottato in materia), e determinati altri strumenti legislativi dell’UE, si applicano anche ad alcuni paesi terzi, ovvero all’Islanda, al Liechtenstein, alla Norvegia e/o alla Svizzera.

Mentre tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa partecipano alla CEDU, non tutti hanno ratificato o aderito ai protocolli addizionali della CEDU o sono parti contraenti delle altre convenzioni del Consiglio d’Europa menzionate in questo manuale. L’allegato

2 fornisce una panoramica dell’applicabilità dei rilevanti strumenti del Consiglio d’Europa.

Esistono differenze sostanziali anche tra gli Stati che sono parte della CSE. Gli Stati membri del sistema CSE, seppur con determinati requisiti minimi, possono decidere se accettare o no ciascuno degli articoli della CSE. L’allegato 3 offre una panoramica delle disposizioni della CSE che sono state accettate.

Il manuale non si occupa del diritto internazionale dei diritti dell’uomo o del diritto dei rifugiati, a meno che non sia stato espressamente recepito nella CEDU o nel diritto dell’UE. È questo il caso della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati (Convenzione di Ginevra del 1951), cui si fa espresso riferimento all’articolo 78 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Gli Stati europei rimangono, ovviamente, vincolati a tutti i trattati cui partecipano. Gli strumenti internazionali applicabili sono elencati nell’allegato 4.

Il manuale è composto da un’introduzione, che spiega brevemente il ruolo dei due sistemi giuridici come stabilito dalla CEDU e dal diritto dell’UE, e da nove capitoli che riguardano le seguenti tematiche:

• accesso al territorio e alle procedure;

• status e documentazione associata;

• determinazione del diritto di asilo e barriere all’allontanamento: questioni sostanziali;

• garanzie procedurali e supporto legale in materia di asilo e rimpatrio;

• vita privata e familiare e diritto di sposarsi;

• trattenimento e restrizioni alla libera circolazione;

• rimpatri forzati e modalità di allontanamento;

• diritti economici e sociali;

• persone con bisogni speciali.

Ogni capitolo tratta un argomento distinto, mentre riferimenti incrociati ad altre questioni e capitoli permettono di meglio comprendere il quadro giuridico applicabile.

I punti salienti sono sintetizzati alla fine di ogni capitolo.

Inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte europea dei diritti dell’uomo

Strasburgo, 23 febbraio 2014 – Il 31 gennaio 2014 si è tenuta la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario della C.E.D.U. Il discorso d’inaugurazione è stato tenuto dal Presidente Dean Spielmann, alla presenza dei rappresentanti delle più alte giurisdizioni degli Stati membri del Consiglio d’Europa.

Facendo riferimento al rapporto annuale sull’attività della C.E.D.U. per l’anno 2013 (qui in versione francese e inglese), il Presidente ha confermato la tendenza positiva iniziata nel 2012: il numero di ricorsi che sono stati decisi con sentenza sono stati 3.659 e il numero di quelli sui cui la C.E.D.U. si è pronunciata è stato di 93.000, il 6% in più rispetto al 2012. Sono, inoltre, diminuiti i casi pendenti, da 128.000 a 99.900 (il 22% in meno rispetto al 2012).

Il Presidente ha fatto poi riferimento ai due nuovi Protocolli 15 e 16, che si sono aggiunti alla Convenzione, nonché allo sviluppo del dialogo tra la Corte di Strasburgo, le giurisdizioni nazionali e il sistema dell’Unione Europea.

In particolare, il Protocollo n. 16 è stato definito come il “Protocollo del dialogo” in quanto destinato a costruire una nuova forma di comunicazione tra le più alte giurisdizioni nazionali e la C.E.D.U. Il sistema infatti, che entrerà in vigore dopo dieci ratifiche, sarà caratterizzato dalla possibilità, per le più alte giurisdizioni nazionali di rivolgersi direttamente alla Corte di Strasburgo, in pendenza di un processo, per richiedere dei pareri consultivi su questioni relative all’interpretazione e all’applicazione dei diritti e delle libertà sanciti nella Convenzione, sul modello di quanto già avviene in Italia con il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Attraverso questo strumento, sarà possibile risolvere casi a livello nazionale senza la necessità di adire la C.E.D.U., anche se ci sarà sempre la possibilità di ricorrere davanti ad essa. Verrà, così, istituzionalizzato, quel dialogo che già esiste e che si è sviluppato nel tempo attraverso le visite reciproche tra membri delle Corti supreme e la C.E.D.U e soprattutto attraverso i reciproci riferimenti giurisprudenziali.

Il Presidente ha infine rilevato che il diritto della Convenzione è diventato da qualche anno, una fonte d’ispirazione, oltre che per i giudici e i legislatori nazionali, anche per le istituzioni dell’Unione europea, in particolare per la Corte di Giustizia e, per la prima volta, anche per il Tribunale.

Il Presidente ha voluto sottolineare che il dialogo  con l’Unione europea diventerà ancora più ampio nel momento in cui vi sarà la sua adesione alla Convenzione e, sebbene siano necessarie ancora numerose tappe perché tale adesione si realizzi, l’accordo del 5 aprile 2013 rappresenta un passo molto importante in questa direzione. Una volta realizzatasi tale adesione, sarà possibile sottoporre gli atti dell’Unione europea al controllo della C.E.D.U., consentendo un controllo giurisdizionale a garanzia dei diritti fondamentali. I negoziati, ha precisato il Presidente, terranno conto del carattere non statale dell’Unione Europea: si creerà, infatti, un meccanismo detto del “co-difensore” e ci sarà la possibilità di un ricorso preventivo alla Corte di Giustizia dell’Unione.

(Articolo redatto con la collaborazione della dott.ssa Alessia Valentino)

Consultazione pubblica sul futuro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Strasburgo, 20 novembre 2013 – Il Consiglio d’Europa ha indetto una consultazione pubblica sul futuro a lungo termine del sistema europeo dei diritti dell’uomo basato sulla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte Europea di Strasburgo.

Persone singole e organizzazioni sono invitate a contribuire su ogni aspetto del sistema convenzionale, tra cui:

·         le sfide a cui la Convenzione e la Corte dovranno far fronte in futuro
·         il ruolo della Corte nella protezione e nell’interpretazione dei diritti individuali
·         le riforme possibili per contribuire alla riduzione del numero di casi in attesa alla Corte
·         la procedura di esecuzione delle sentenze della Corte e il ruolo delle autorità nazionali
·         il pagamento di un rimborso ai richiedenti.

I primi contributi devono essere sottomessi tramite il sito web del Consiglio d’Europa prima di lunedì 27 gennaio 2014, alle ore 12.00 (ora francese). Alcune persone od organizzazioni che hanno contribuito a tale consultazione potranno essere invitate a partecipare al seguito delle discussioni.

Un gruppo di esperti nazionali nominati dagli Stati membri del Consiglio d’Europa esaminerà le informazioni ricevute. Sarà poi presentato un rapporto al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa entro il 15 aprile 2015.

Tale procedura è il risultato della Conferenza di Brighton del 2012 sul futuro della Corte europea dei diritti dell’uomo.