Un manuale di diritto europeo in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Strasburgo, 12 marzo 2018 – L’agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) e il Consiglio d’Europa, con la Cancelleria della Corte europea dei diritti dell’uomo (C.E.D.U.) come parte attiva, hanno pubblicato un interessante manuale sul diritto europeo in materia di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il manuale ruota attorno ai minori, i quali sono riconosciuti come titolari di diritti fondamentali a pieno titolo.

L’opera mira a sensibilizzare e migliorare le conoscenze delle norme di legge che proteggono e promuovono i diritti dei minori in Europa. Il Trattato sull’Unione europea (TUE) impone all’Unione l’obbligo di promuovere la protezione dei diritti del minore. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (UE), i regolamenti e le direttive dell’UE oltre che la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE (CGUE) hanno contribuito a definire ulteriormente la protezione dei diritti dei minori. Nell’ambito del Consiglio d’Europa un nutrito corpus di convenzioni affronta specifici aspetti della protezione dei diritti del minore, che vanno dai diritti e dalla sicurezza dei minori nel cyberspazio all’adozione. Queste convenzioni contribuiscono ad arricchire la tutela offerta ai minori nell’ambito della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Convenzione) e della Carta sociale europea, comprese la giurisprudenza della C.E.D.U. e le decisioni del Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS).

Il manuale è destinato a professionisti legali non specializzati, giudici, magistrati e autorità responsabili della protezione dei minori, e ad altre figure professionali e a organizzazioni impegnate nell’offrire la tutela legale dei diritti del minore.

Il manuale è articolato ed esaustivo, con esempi concreti ed illuminanti tratti dalla giurisprudenza della C.E.D.U.

Dopo un’esposizione dei concetti essenziali per inquadrare la tematica trattata, l’opera affronta temi quali la libertà e i diritti civili fondamentali dei minori, l’uguaglianza e il divieto di discriminazione, l’identità personale. Sono esaminati vari profili interessanti, quali l’accertamento della paternità e della maternità, l’accertamento delle origini in caso di adozione, ma anche il furto di identità e il diritto alla cittadinanza. Il manuale inquadra poi il minore nell’ambito della vita familiare, richiamando la giurisprudenza della C.E.D.U. riguardo al diritto del minore ad essere cresciuto dai suoi genitori, quello di intrattenere con entrambi i genitori dei contatti, ma affronta anche la delicata e spinosa questione della sottrazione internazionale di minore.

Il manuale si occupa inoltre di accoglienza etero familiare, di protezione dei minori contro la violenza e lo sfruttamento, di disabilità, di immigrazione e di asilo.

Infine, l’opera dedica una parte ai diritti dei minori nella sfera della giustizia penale e dei procedimenti stragiudiziali.

 

Le organizzazioni internazionali non governative del Consiglio d’Europa denunciano che il patto politico tra l’Unione europea e la Turchia sul destino dei rifugiati accolti in Grecia e Turchia è contrario al diritto internazionale e al rispetto della dignità umana

Strasburgo, 9 maggio 2016 – Sul patto tra l’Unione europea e la Turchia è stato reso pubblico un comunicato del 4 maggio 2016, rilasciato dalla Conferenza delle organizzazioni internazionali non governative – OING del Consiglio d’Europa, con cui è stato espresso la condivisibile indignazione di fronte al trattamento dei rifugiati accolti in Grecia e in Turchia.

La Conferenza delle OING ha affermato che il principio enunciato nell’accordo tra l’Unione europea e la Turchia del 18 marzo 2016, secondo cui per ciascun rifugiato siriano rinviato dalle isole greche verso la Turchia un altro rifugiato che soggiorni in Turchia sarà inviato verso un paese europeo, trasforma queste persone in mercanzia. Le organizzazioni internazionali non governative denunciano l’illegittimità della sottoscrizione di tale accordo, il cui statuto rimane controverso e discusso da parte degli esperti[1]. La sua sottoscrizione è sopraggiunta prima di ogni esame di fattibilità ed ha avuto come primo effetto immediato uno spostamento dei flussi migratori verso l’Italia, attraverso il mediterraneo.

La Conferenza delle OING del Consiglio d’Europa ha richiesto che ogni domanda d’asilo sia esaminata nel rispetto della Convenzione internazionale del 1951 riguardante lo status dei rifugiati e il suo Protocollo del 1967, nonché nel rispetto della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ogni categorizzazione che permetta di favorire i cittadini di alcuni paesi rispetto ad altri è discriminatorio ai sensi dell’articolo 1 di tale Convenzione.

I diritti fondamentali delle persone vulnerabili

La Conferenza delle OING ha evidenziato che le condizioni degradanti e umilianti costatate nei campi che si trovano in Grecia e in Turchia mostrano che questi due paesi non sono in grado di assicurare condizioni che soddisfino I bisogni fondamentali dei rifugiati (necessità di protezione fisica, accesso alle cure e a un alloggio decente). Nessuna considerazione specifica è stata rivolta alle esperienze e alle diverse condizioni di migrazione tra donne e uomini vittime dei conflitti armati, nonostante le donne, le giovani e le bambine siano esposte a grave pericolo durante l’attraversamento delle frontiere. Amnesty International, nella raccolta delle testimonianze del 18 gennaio 2016 (Amnesty International, 18 gennaio 2016), ha evidenziato che lo sfruttamento sessuale delle donne e la tratta degli esseri umani inizia sulla strada dei Balcani e continua nei campi dei rifugiati nei paesi considerati “sicuri”. La Conferenza delle OING ha espresso un grande stupore riguardo al fatto che questi elementi fondamentali di protezione delle persone accolte non siano stati menzionati nell’Accordo tra Unione europea e Turchia. La Conferenza delle OING ha chiesto pertanto che le autorità conducano delle inchieste approfondite sui delitti che possono essersi verificati in tali campi.

La Conferenza delle OING ha denunciato inoltre che i luoghi di accoglienza non sono sufficientemente equipaggiati e adattati per garantire la protezione di alcuni spazi dedicati alle donne e alle giovani, che permettano di soddisfare i loro bisogni specifici. Le donne incinte non beneficiano in certi Stati membri di alcuna cura e non hanno alcun diritto. Il recepimento della Convenzione di Ginevra, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e di altri trattati nelle legislazioni nazionali è spesso a detrimento di queste donne.

I bambini rifugiati (i minori non accompagnati o separati dai loro genitori) devono essere presi in considerazione in modo specifico da parte della classe politica. Le politiche migratorie non dovrebbero in alcun caso favorire la separazione dei minori dalle loro famiglie, ma, al contrario, privilegiare i raggruppamenti familiari. La Conferenza delle OING ha chiesto a tutti i governi dell’Unione europea di fare tutti gli sforzi necessari per garantire delle condizioni di vita decenti nei campi in modo che non si trasformino in « cimiteri a cielo aperto », così come indicato da alcuni deputati francesi in occasione della loro visita nei campi di Atene (Le Monde, 23 aprile 2016).

Il diritto di asilo

La Conferenza delle OING ha chiesto che le condizioni di accesso alla procedura d’asilo devono rispettare le norme internazionali e le domande devono essere trattate in modo che siano giuridicamente impugnabili da parte degli interessati. Attualmente, il numero delle domande supera le capacità delle autorità amministrative, che non garantiscono decisioni affidabili. I pochissimi professionisti, inviati in Grecia dalle autorità nazionali per istruire i dossier di richiesta d’asilo, si ritrovano in una situazione che rischia di porli in conflitto con la legge internazionale. Conformemente alla risoluzione 2109 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, la Conferenza delle OING ha sottolineato che “il rinvio dei rifugiati siriani in Turchia” in quanto “primo paese d’asilo” potrebbe essere “contrario al diritto dell’Unione europea e/o al diritto internazionale”. La Conferenza delle OING chiede al Governo greco e turco di applicare le considerazioni giuridiche formulate dall’UNHCR del 23 marzo 2016 sul ritorno dei richiedenti asilo e dei rifugiati in provenienza dalla Grecia e diretti verso la Turchia e di tener conto dell’interpretazione giuridica della nozione di “paese terzo sicuro” e di “primo paese d’accoglienza” nella procedura d’asilo[2].

La trasparenza e la non incriminazione

Secondo la Conferenza delle OING i Governi e i media hanno l’obbligo di agire contro il discorso dell’odio e la retorica disumanizzante che confonde i rifugiati con i terroristi. La Conferenza delle OING ha chiesto alle autorità di condurre azioni all’interno dei campi in tutta trasparenza, di dare accesso ai campi ai giornalisti e alle OING in modo che possano trasmettere informazioni affidabili e le più vicine alla realtà. Le OING devono essere autorizzate a condurre delle campagne d’informazione di massa per i rifugiati, apportare le cure, l’assistenza psicologica e sociale e l’aiuto giuridico, senza rischio di essere criminalizzati dagli Stati.

Gli impegni degli Stati membri del Consiglio secondo i trattati internazionali

La Conferenza delle OING del Consiglio d’Europa, forte delle azioni condotte dai suoi membri presso i rifugiati, ha ricordato agli Stati membri del Consiglio d’Europa i loro impegni assunti in forza dei trattati internazionali. Secondo la Conferenza delle OING, la classe politica internazionale ha il dovere di reagire contro i muri di odio che si erigono in Europa. La costruzione di muri fisici e simbolici accompagna l’adozione di politiche securitarie nazionali e internazionali, fatto che rinforza il sentimento d’insicurezza fittizio o reale all’interno della società. Gli Stati membri interessati non devono dimenticare che, tra le persone che cercano di entrare nell’Unione europea, vi sono persone che hanno bisogno di protezione internazionale. I controlli alle frontiere non devono violare i diritti di protezione garantiti dai trattati internazionali.

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[1] Maarten den Heijer, Thomas Spijkerboer (Universiteit van Amsterdam) (7 April 2016). Is the EU-Turkey refugee and migration deal a treaty? EU Law Analysis http://eulawanalysis.blogspot.fr/2016/04/is-eu-turkey-refugee-and-migration-deal.html?m=1 Marx R. (14 March 2016). Legal opinion on the admissibility under Union Law of the European Council’s plan to treat Turkey like a “safe third stathttp://www.asylumineurope.org/sites/default/files/resources/160315_legal_opinion_by_dr_marx_turkey_is_no_safe_third_state.pdf Anna Di Bartolomeo, Robert Schuman (April 2016). EU Migration Crisis Actions with a focus on the EU-Turkey Agreement, Issue 2016/04, Migration Policy Centre, www.migrationpolicycentre.eu Simon Cox (September, 2015). EU attempts to block migrants reaching its borders: do European human rights apply http://www.halsburyslawexchange.co.uk/curbing-migrant-traffic-by-blocking-eu-borders-do-european-human-rights-apply/ Özlem Gürakar Skribeland (2016). Seeking Asylum in Turkey. A critical review of Turkey’s asylum laws and practices. Norvegian Organisation for Asylum Seekers http://www.asylumineurope.org/sites/default/files/resources/noas-rapport-tyrkia-april-2016_0.pdf

[2] UN High Commissioner for Refugees [UNHCR], Legal considerations on the return of asylum-seekers and refugees from Greece to Turkey as part of the EU-Turkey Cooperation in Tackling the Migration Crisis under the safe third country and first country of asylum concept, 23 March 2016, available at: http://www.refworld.org/docid/56f3ee3f4.html ).

Nel caso Tarkhel c. Svizzera la Corte europea dei diritti dell’uomo si pronuncia in Grande Camera: il rigetto della domanda d’asilo e il rischio d’espulsione verso l’italia potrebbero essere in violazione dell’articolo 3, 8 e 13 della convenzione

immigrazioneStrasburgo, 12 febbraio 2014 – La Corte europea dei diritti dell’uomo ha tenuto oggi un’udienza di Grande Camera sul caso Tarakhel c. Svizzera.

I ricorrenti sono una coppia di richiedenti asilo di origine afgana e i loro cinque figli. Dopo aver lasciato l’Iran, dove avevano vissuto per quindici anni, giunsero in Italia partendo dalle coste turche e viaggiando per mare. Dopo alcuni giorni passati nel centro di accoglienza di Bari, si diressero dapprima in Austria e poi in Svizzera dove presentarono, in ciascun Paese, richiesta d’asilo. Tuttavia tali domande furono rigettate in entrambi i Paesi.

L’ufficio generale per i migranti della Svizzera ordinò inoltre che fossero rinviati in Italia, conformemente alle previsioni del Regolamento Dublino III dell’Unione europea (n. 604/2013), che regola i nuovi criteri per la determinazione dello Stato membro competente per l’esame della domanda di protezione internazionale.

I ricorrenti si rivolsero quindi alle autorità amministrative federali eccependo che in Italia avrebbero subito un trattamento contrario alla Convenzione.

Il ricorso dei ricorrenti fu rigettato. Conseguentemente gli interessati si rivolsero alla Corte europea dei diritti dell’Uomo, lamentando la violazione dell’articolo 3 della Convenzione (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e chiedendo altresì la sospensione provvisoria del provvedimento di espulsione verso l’Italia emanato nei loro confronti, ciò ai sensi dell’articolo 39 del Regolamento. Tale misura fu accordata e pertanto i ricorrenti si trovano ancora in Svizzera.

Invocando l’articolo 3 della Convenzione, i ricorrenti lamentano che in Italia le condizioni di vita presso i centri di accoglienza per richiedenti asilo sono inumane e degradanti.

Inoltre, invocando l’articolo 8 della Convenzione, che tutela il diritto al rispetto della vita familiare, i ricorrenti hanno eccepito che la loro famiglia in Italia potrebbe essere separata dalle autorità italiane. Inoltre un ulteriore trasferimento verso l’Italia sarebbe in contrasto con l’interesse superiore dei bambini, che sono ancora molto piccoli e si trovano in Svizzera dal 2011. I ricorrenti hanno infine invocato l’articolo 13 della Convenzione, lamentando che in Svizzera le autorità competenti hanno esaminato in modo superficiale la loro condizione personale.

Riguardo in particolare al periodo trascorso a Bari, i ricorrenti hanno esposto di aver assistito ad episodi di violenza, affermando che il centro era sovraffollato, non era fornito di acqua calda, l’ambiente era fumoso e insalubre, soprattutto per i bambini. Inoltre i ricorrenti hanno affermato che in Italia vi è la prassi di dividere le famiglie numerose dei richiedenti asilo e che, pertanto, in caso di rinvio, rischierebbero di essere separati.

Il Governo svizzero ha affermato che il sistema del Regolamento Dublino III si basa sulla presunzione che tutti gli Stati membri siano in grado di dare accoglienza ai migranti e che indicazioni differenti – quali quelle vigenti con riferimento alla Grecia che sospendono i rinvii verso questo Paese – non sono state emanate nei confronti dell’Italia.

Il Governo ha ribadito, quindi, il proprio diritto a rinviare i richiedenti asilo nel Paese di prima accoglienza in quanto non vi sono motivi per ritenere, anche sulla base delle statuizioni del Governo italiano, che i ricorrenti corrano il rischio di subire dei trattamenti contrari alla Convenzione.

Nel procedimento è intervenuto anche il Governo italiano che ha affermato che i centri di accoglienza sono adeguati, seppur nella situazione di emergenza dovuta all’ingente numero di migranti che raggiungono le coste nazionali. Il Governo ha, altresì, assicurato che la famiglia Tarakhel non sarà separata e ha sottolineato che i richiedenti asilo godono di un permesso di soggiorno per tutto il tempo necessario per l’esame della loro richiesta e ad essi è garantita un’abitazione, l’assistenza e le prestazioni del servizio sanitario nazionale e di quello scolastico.

La Grande Camera della Corte di Strasburgo si è riunita per deliberare sia sulla ricevibilità, sia sul merito del ricorso e renderà prossimamente.

Infine, si ricorda che in seguito alla sentenza M.S.S. c. Belgio e Grecia della Corte europea dei diritti dell’uomo il 21 gennaio 2011 (qui la versione francese e inglese) molti Stati “Dublino” hanno provveduto a sospendere le procedure di rinvio verso la Grecia. Sempre a seguito di tale sentenza, circa la metà degli Stati “Dublino”, tra cui anche Paesi quali Germania, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi, hanno rinunciato a eseguire la procedura Dublino con la Grecia, mentre altri Stati, tra cui Austria, Francia e Polonia, l’hanno limitata notevolmente.

Per maggiori informazioni su Dublino III:

http://www.meltingpot.org/Asilo-Ecco-il-nuovo-Regolamento-Dublino-III.html#.UvvNrf1qKNc

Per maggiori informazioni sulla situazione in Grecia:

http://www.amnesty.it/Grecia_rifugiati_intrappolati_senza_protezione.html

 (Testo redatto con la collaborazione della dott.ssa Alessia Valentino)