Consultazione pubblica sul futuro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Strasburgo, 20 novembre 2013 – Il Consiglio d’Europa ha indetto una consultazione pubblica sul futuro a lungo termine del sistema europeo dei diritti dell’uomo basato sulla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte Europea di Strasburgo.

Persone singole e organizzazioni sono invitate a contribuire su ogni aspetto del sistema convenzionale, tra cui:

·         le sfide a cui la Convenzione e la Corte dovranno far fronte in futuro
·         il ruolo della Corte nella protezione e nell’interpretazione dei diritti individuali
·         le riforme possibili per contribuire alla riduzione del numero di casi in attesa alla Corte
·         la procedura di esecuzione delle sentenze della Corte e il ruolo delle autorità nazionali
·         il pagamento di un rimborso ai richiedenti.

I primi contributi devono essere sottomessi tramite il sito web del Consiglio d’Europa prima di lunedì 27 gennaio 2014, alle ore 12.00 (ora francese). Alcune persone od organizzazioni che hanno contribuito a tale consultazione potranno essere invitate a partecipare al seguito delle discussioni.

Un gruppo di esperti nazionali nominati dagli Stati membri del Consiglio d’Europa esaminerà le informazioni ricevute. Sarà poi presentato un rapporto al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa entro il 15 aprile 2015.

Tale procedura è il risultato della Conferenza di Brighton del 2012 sul futuro della Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

Il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa preoccupato per il sovraffollamento delle carceri in Italia

carcereStrasburgo, 20 novembre 2013 –  Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa (CPT) ha pubblicato ieri il rapporto sull’ultima visita in Italia effettuata nel maggio del 2012. In tale rapporto, il CPT esprime preoccupazione per il sovraffollamento delle carceri italiane. Il Comitato ha altresì pubblicato il rapporto relativo alla visita ad hoc del giugno del 2010. I due rapporti sono stati pubblicati assieme alle risposte del governo italiano (2012 ; 2010).

In occasione della visita del 20120 sugli edifici penitenziari visitati, i detenuti giudicano generalmente positivo il modo in cui vengono trattati. Tuttavia, nel carcere di Vicenza, la delegazione del CPT ha raccolto un certo numero di accuse di maltrattamenti (calci e pugni) inflitti ai detenuti dal personale penitenziario e di ricorso eccessivo alla forza. Il Comitato raccomanda che siano stabilite chiare procedure di segnalazione di tali accuse agli organismi coinvolti.

Le condizioni materiali di detenzione sono per molti aspetti accettabili nelle carceri visitate, con un’eccezione di rilievo: il carcere dell’Ucciardone di Palermo dove la maggior parte delle unità di detenzione sono in cattivo stato e in cui il livello d’igiene lascia a desiderare.

L’importante sovraffollamento costituisce un’altra causa di preoccupazione dell’insieme degli edifici visitati nel 2012; nel carcere di Bari, per esempio, la delegazione del CPT ha costatato che 11 detenuti sono ospitati in una stanza di circa 20 m². Le infermerie sono ben attrezzate ma assicurare la riservatezza degli esami medici dei detenuti e delle informazioni mediche resta ancora un problema.

Nella risposta, le autorità italiane informano il CPT sulle misure intraprese per porre fine ai maltrattamenti nel carcere di Vicenza. Inoltre, insistono sugli sforzi impiegati in vista di potenziare le capacità globali del parco penitenziario nel breve termine e forniscono una relazione sulle misure legislative intraprese in vista della promozione di una gamma più elaborata di soluzioni alternative alla detenzione.

Il CPT ha raccolto un certo numero di accuse di maltrattamenti fisici inflitti dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri che coinvolgono specialmente migranti stranieri nella regione di Milano. Le condizioni di detenzione osservate dal Comitato nei locali delle forze dell’ordine sembrano nell’insieme accettabili. Tuttavia, le condizioni materiali nelle stanze della questura di Palermo e Firenze sono mediocri. Nella risposta, le autorità dichiarano la sospensione dell’utilizzo delle suddette stanze.

Per quanto riguarda la detenzione dei migranti, in virtù della legge sugli stranieri, un certo numero di accuse relative al ricorso eccessivo alla forza da parte dei Carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato durante le operazioni di ricerca sono state raccolte al centro di identificazione ed espulsione di Bologna (CIE). Le condizioni materiali erano adeguate in termini di spazio vitale; tuttavia, il reparto maschile del centro è in cattivo stato a causa di atti di vandalismo commessi dagli ospiti del centro stesso. Il CPT è rimasto positivamente colpito dai servizi di assistenza sanitaria e dal lavoro effettuato dai mediatori culturali.

Il rapporto relativo alla visita ad hoc del 2010 affronta le questioni della prevenzione dei suicidi in carcere e del passaggio di responsabilità sanitarie offerte in ambiente penitenziario alle autorità regionali. Viene altresì abbordato il tema del sistema che obbliga le forze dell’ordine e gli addetti penitenziari a riportare casi di maltrattamenti, oltre alla valutazione dell’efficienza delle indagini in tre casi specifici.

Le politiche di controllo delle frontiere dell’UE nuocciono ai diritti umani, lo dice il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

immigrazioneStrasburgo, 15 novembre 2013 – “L’esternazione da parte dell’Unione europea delle politiche di controllo delle frontiere esterne ha effetti deleteri sui diritti dell’uomo, in particolar modo, sul diritto di lasciare un paese, condizione preliminare e necessaria per il pieno godimento degli altri diritti, specialmente del diritto di richiedere asilo”, ha dichiarato quest’oggi Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in occasione della pubblicazione di uno studio dedicato al diritto di lasciare un paese.

 “Il diritto di lasciare un paese, inscritto nella maggior parte degli strumenti più importanti relativi ai diritti umani, ha come obiettivo fare in modo che le persone possano circolare liberamente, senza ostacoli ingiustificati. L’UE ha adottato un approccio di controllo delle frontiere e dell’immigrazione che suscita gravi preoccupazioni. Infatti, porta paesi terzi a modificare la propria legislazione e le proprie pratiche in un modo in cui c’è il rischi di implicare violazioni dei diritti umani, specialmente del diritto di lasciare un paese, del divieto delle espulsioni collettive e del diritto di chiedere asilo e di beneficiarne”.

 Tra le misure che suscitano preoccupazioni quanto alla propria compatibilità con i diritti umani figurano la schedatura etnica nei punti di passaggio delle frontiere, le sanzioni imposte alle compagnie aeree che non effettuano attività di polizia, la confisca dei documenti di viaggio, gli accordi di riammissione e la pratica illegale e molto problematica del rimpatrio, che consiste nell’intercettare persone in mare o in frontiere su terra e nel rimandarle nei luoghi di partenza.

 “Le conseguenze di queste misure sono particolarmente evidenti nei Balcani occidentali, dove i paesi sono fortemente incitati a ridurre il numero dei propri cittadini che richiedono asilo nell’UE: qualunque stato che non ottemperi rischia di vedersi reintrodurre l’obbligo dei visti per tutti i propri espatriati. Non stupisce dunque che alcuni stati della regione limitino le partenze di persone sospettate di voler chiedere asilo, di cui la maggior parte sono Rom”.

 Solamente negli anni dal 2009 al 2012, sono stati circa 7 000 i cittadini dell’”ex Repubblica jugoslava di Macedonia” che sono stati privati della possibilità di lasciare il paese; i passaporti di coloro che sono stati rinviati nel paese dalle autorità degli Stati membri dell’UE sono stati regolarmente sequestrati. Nel dicembre del 2012, è stata introdotta una nuova infrazione nel codice penale serbo che complica la domanda d’asilo dei serbi all’estero.

Come si evince dallo studio, è altresì preoccupante che l’UE finanzi centri che accolgono gli espatriati di paesi terzi e che incoraggi i paesi limitrofi ad attuare sistemi di controllo elaborati per evitare che i propri espatriati lascino il proprio territorio.

 Infine, le guardie di frontiera degli Stati membri dell’UE conducono operazioni in mare per allontanare i migranti dalle frontiere dell’UE, così come alle frontiere su terra tra gli Stati terzi, in modo che gli espatriati di questi Stati non raggiungano mai le frontiere dell’UE, centinaia di chilometri più lontane. “Senza dubitare dell’attenzione dell’UE ai diritti umani e alle libertà fondamentali, ci si può domandare se tali attività di controllo delle frontiere siano compatibili con le norme universali ed europee relative ai diritti umani. È tempo che l’UE renda le proprie politiche di controllo delle frontiere più rispettose dei diritti umani, più trasparenti e più responsabili”.