25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne

Strasburgo, 25 novembre 2015 – La violenza domestica nei confronti delle donne è un fenomeno in crescita che non conosce frontiere geografiche, limiti di età, o razza, e che riguarda ogni tipo di relazione familiare e classe sociale. Le statistiche dimostrano che in Europa una percentuale oscillante fra 12% e il 15% delle donne è quotidianamente vittima di violenza domestica. Quest’ultima rappresenta una delle violazioni più diffuse dei diritti della persona nel mondo e deve essere combattuta.

Fin dagli anni novanta, il Consiglio d’Europa è stato particolarmente attivo nel campo della prevenzione della violenza di genere perpetrata contro donne e bambine e ha in particolare adottato la Raccomandazione (2002) 5 sulla protezione delle donne contro la violenza e ha lanciato una vasta campagna europea, nel periodo 2006-2008, per prevenire e combattere la violenza sulle donne, ivi compresa la violenza domestica.

La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, meglio conosciuta come la Convenzione di Istanbul, rappresenta il trattato internazionale di più ampia portata per affrontare questa grave forma di violazione dei diritti umani. Si propone di conseguire l’obiettivo di tolleranza zero verso questo tipo di violenza e costituisce un ulteriore significativo passo avanti per una migliore sensibilizzazione a tale problema e per rendere più sicura la vita delle donne all’interno e all’esterno dei confini europei.

Prevenire la violenza, proteggere le vittime e perseguire penalmente i loro aggressori sono i cardini della Convenzione. Il testo mira inoltre a cambiare i cuori e le menti delle persone, esortando tutti i membri della società, e in particolare gli uomini e i ragazzi, a mutare atteggiamento. In sostanza, è un rinnovato invito a promuovere una maggiore uguaglianza tra donne e uomini, poiché la violenza sulle donne ha profonde radici nella disparità tra i sessi all’interno della società ed è perpetuata da una cultura che tollera e giustifica la violenza di genere e si rifiuta di riconoscerla come un problema.

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa si dichiara soddisfatto dei risultati ottenuti nell’esecuzione delle sentenze della Corte

grande cameraStrasburgo, 3 aprile 2014 – Il Comitato dei Ministri ha pubblicato in data odierna il rapporto annuale 2013 sul controllo dell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. In virtù della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, il Comitato dei Ministri controlla l’esecuzione delle sentenze della Corte da parte degli Stati convenuti. 

Le statistiche 2013 confermano le tendenze positive osservate nel 2011 e 2012 e mostrano, per la prima volta, una diminuzione del numero totale di casi pendenti. Si può inoltre constatare un picco storico del numero dei casi chiusi con una risoluzione finale. Come quelle del 2012, anche le statistiche 2013 mostrano miglioramenti nel rispetto delle scadenze per il riconoscimento dell’equa soddisfazione.
Il rapporto mostra allo stesso tempo che l’esecuzione dei casi con importanti problemi strutturali resta una grande sfida. Tuttavia, si riscontrano diversi sviluppi positivi, come ad esempio il miglioramento dei ricorsi interni e l’importanza attribuita, sia dal Comitato dei Ministri sia dagli Stati, all’esecuzione delle sentenze pilota.

Il rapporto 2013 illustra l’impatto positivo del processo di riforma intrapreso a Interlaken e portato avanti a Izmir e Brighton attraverso le Conferenze di alto livello del Consiglio d’Europa.

Questo rapporto, come quello del 2012, sottolinea pertanto la necessità di portare avanti gli sforzi intrapresi, l’importanza dei programmi di cooperazione e il coinvolgimento continuo di tutti gli attori del processo di attuazione delle sentenze e delle decisioni della Corte.

I leader politici hanno un ruolo centrale nel contrastare il razzismo e i crimini generati dall’odio

Strasburgo, 21 marzo 2014 – La volontà e la leadership politiche sono essenziali per contrastare il razzismo, la discriminazione e i crimini generati dall’odio, hanno affermato oggi i capi di tre istituzioni intergovernative per i diritti dell’uomo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale.

Il direttore dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR) dell’OSCE, il presidente della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa e il direttore dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali (FRA) hanno affermato che non contrastare il razzismo in modo diretto ed efficace contribuisce ad aumentare l’emarginazione e la vulnerabilità degli individui e delle comunità bersaglio.

I capi delle tre organizzazioni hanno detto che porteranno avanti la loro collaborazione per la sensibilizzazione sul razzismo e il suo impatto e per fornire sostegno ai governi per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di discriminazione razziale.

Le Nazioni Unite hanno proclamato il 21 marzo Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale nel 1966, in memoria delle 69 persone uccise sei anni prima a Sharpeville, Sudafrica, durante una manifestazione pacifica di protesta contro il sistema dell’apartheid.