Intervista rilasciata dal Commissario dei diritti dell’Uomo Hammarberg a “La Repubblica”. Situazione dei campi rom e procedure di espulsione in Italia in violazione dei diritti fondamentali

Strasburgo 15 gennaio 2009 – Segnalo che oggi, sul quotidiano “La Repubblica”, è apparsa l’intervista rilasciata dal Commissario dei diritti dell’Uomo Hammarberg, in questi giorni in visita in Italia. La critica è molto dura. Riporto il contenuto dell’intervista.

E il Consiglio d´Europa attacca ”Incivili su campi rom e espulsioni”- Hammarberg, commissario per i diritti umani, ieri in visita alla baraccopoli di Roma – No ai rimpatri-lampo .

di CATERINA PASOLINI

L´Italia non mantiene gli impegni presi. Inammissibile impedire a chi sbarca a Lampedusa di chiedere asilo. In tre casi rimpatriate persone per le quali avevamo chiesto di aspettare. Diritti umani trascurati, ignorati, leggi ingiuste e discriminatorie nei confronti degli immigrati.L´Italia è di nuovo sott´accusa da parte dell´Unione europea dopo che sei mesi fa un rapporto del commissario per i diritti umani del Consiglio d´Europa, Thomas Hammarberg, aveva parlato di politica a rischio di xenofobia e immemore dei principi umanitari. E ora, dopo un giro sotto la pioggia nei campi nomadi di Roma e le nuove leggi in via di approvazione, lo stesso Hammarberg rincara la dose parlando di situazione vergognosa, incivile.

L´Italia a suo avviso è dunque ancora a rischio-razzismo?

«Sicuramente sta approvando leggi discriminatorie che non rispettano i diritti umani. Come quella che considera reato o comunque un´aggravante l´immigrazione clandestina. Come l´idea di far pagare il rinnovo del permesso di soggiorno. Il problema è che qui si continua a lavorare su una legislazione d´emergenza, criminalizzando il clandestino. E così si corre il rischio di episodi xenofobi anche perché la campagna elettorale di giugno si avvicina, e spero non accada come l´anno scorso quando alcuni discorsi dei politici erano intolleranti e razzisti».

E i diritti umani?

«Spesso vengono dimenticati, come il diritto di asilo».

In che senso viene ignorato secondo lei il diritto di asilo?

«La proposta del ministro Maroni di rimpatriare direttamente chi arriva a Lampedusa non consente a chi ne ha diritto di chiedere asilo, e così gli immigrati vengono rispediti in paesi dove rischiano la tortura e la morte. Senza contare che l´Italia non ha accolto le richieste della Corte europea».

Cosa ha negato?

«Era stato chiesto di sospendere le espulsioni per motivi legati al terrorismo di due tunisini e dell´imam di Cremona, per studiare meglio i loro casi e perché rischiano torture nei loro paesi. Sono stati mandati via».

Campi nomadi. Da giugno la situazione è cambiata?

«È peggiorata. Al Casilino 900 ci sono condizioni inaccettabili di vita, rese ancora peggiori dalla pioggia. È vergognoso che all´interno dell´Unione europea ci siano ancora persone senza cittadinanza e senza diritti che vivono in queste condizioni di miseria».

Le autorità di governo hanno intenzione di procedere con una campagna di sgomberi.

«I rom vogliono essere ascoltati, vogliono restare lì dove li loro figli vanno a scuola, dove studiano anche se manca la luce per fare i compiti al pomeriggio. Pur vivendo in condizioni inaccettabili, sono integrati e vogliono esserlo. I bambini vanno a scuola, e i loro genitori sono fieri di questo. Se verranno mandati via, dovranno ricominciare di nuovo il processo di integrazione. Ecco perché è necessario trovare soluzioni in loco, non sgomberare».

Lei ha incontrato il sindaco di Roma Alemanno. Cosa le ha detto?

«Che ha promesso al papa di risolvere la situazione di chi vive a Roma in condizioni misere. Spero che questo venga fatto».

Oggi incontrerà esponenti di governo. Con quale intento?

«Voglio discutere delle leggi che secondo noi tendono a criminalizzare la clandestinità, cosa che a livello europeo consideriamo inaccettabile. Bisogna lavorare a leggi condivise, e l´Europa non è sulla strada di considerare reato l´immigrazione. Anzi, chiederemo che ai rom che vivono qui da anni venga data la cittadinanza».

Il suo giudizio sull´Italia è impietoso. Il nostro paese sbaglia proprio tutto?

«No, non sbaglia quando dice che c´è poca solidarietà a livello europeo per paesi come il vostro e la Grecia, che sono le aree di approdo degli immigrati. Dovreste avere in effetti più cooperazione da parte del resto dell´Europa».”

Il diritto a contrarre matrimonio per uno straniero e il “pacchetto sicurezza”, oggi al Senato

Strasburgo, 12 novembre 2008 – Riprende oggi in Senato la discussione sulle disposizioni in materia di sicurezza pubblica, previste dal disegno di legge governativo n. 733.

Il testo all’esame richiede, in particolare, un ulteriore requisito perché uno straniero possa celebrare un matrimonio nello Stato. L’articolo 5 del provvedimento, cosi come modificato dalle commissioni parlamentari, prevede che lo straniero che voglia contrarre matrimonio nello Stato italiano debba essere anche in possesso di “un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”.

Sull’argomento sono doverose alcune considerazioni.

L’articolo 116 del codice civile stabilisce che “lo straniero che vuole contrarre matrimonio deve presentare all’ufficiale di stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio”.

In pratica questa norma vuole garantire la libertà di stato dello straniero che contrae matrimonio.

Ora l’articolo 5 del DDL 733, imponendo l’ulteriore requisito del soggiorno regolare nel territorio italiano, aggiunge un elemento che nulla ha a che fare con lo stato civile di una persona ed è pertanto plausibile ipotizzare una violazione degli articoli 8, 12 e 14 della Convenzione.

Ancora una volta si conferma che la “politica della fermezza”, idea fondante del provvedimento oggi all’esame in Senato, può diventare il pretesto per incidere e limitare dei diritti fondamentali inviolabili.