Le modifiche all’articolo 47 del Regolamento della Corte e il nuovo formulario di ricorso valido dal 1° gennaio 2016

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Strasburgo, 29 gennaio 2016 – Come preannunciato, dal 1° gennaio 2016 è entrata in vigore una versione aggiornata dell’articolo 47 del regolamento della CEDU, che enuncia le condizioni da rispettare per adire la CEDU e introdurre validamente un ricorso completo. Le modifiche introdotte sono minime e si trovano dettagliate nel comunicato stampa pubblicato dalla CEDU il 1° dicembre 2015.

A seguito di tali modifiche sono stati aggiornati tutti i documenti pertinenti, tra cui il formulario di ricorso e l’avvertenza “Come compilare il formulario di ricorso”. I ricorrenti e i loro rappresentanti dovranno pertanto utilizzare la versione attuale del formulario di ricorso.

Secondo le indicazioni fornite dalla Cancelleria della CEDU, i vecchi formulari di ricorso disponibili dal 1° gennaio 2014 e inviati alla Corte prima del 1° gennaio 2016, sono stati accettati, sempre che abbiano soddisfatto i requisiti previsti dall’articolo 47.

Il nuovo testo dell’articolo 47 del Regolamento dispone ora testualmente:

Articolo 47– Contenuto di un ricorso individuale

  1. Ogni ricorso depositato a norma dell’articolo 34 della Convenzione è presentato mediante il formulario di ricorso fornito dalla Cancelleria, salvo che la Corte decida altrimenti. Il ricorso deve contenere tutte le informazioni richieste nelle diverse parti del formulario e indicare:
  2. a) il nome, la data di nascita, la nazionalità e l’indirizzo del ricorrente e, nel caso di persona giuridica, la denominazione completa, la data di costituzione o di registrazione, il numero di registrazione (se del caso) e l’indirizzo ufficiale;
  3. b) all’occorrenza, il nome, l’indirizzo, i numeri di telefono e di fax e l’indirizzo e-mail del rappresentante;
  4. c) qualora il ricorrente sia rappresentato, la data e la firma in originale del ricorrente, nel riquadro del formulario di ricorso riservato alla procura; la firma in originale del rappresentante, per accettazione dell’incarico ad agire in nome del ricorrente, deve ugualmente figurare nel rispettivo riquadro;
  5. d) la o le Parti contraenti contro cui il ricorso è diretto; e) un’esposizione succinta e leggibile dei fatti;
  6. f) un’esposizione succinta e leggibile della o delle violazioni della Convenzione lamentate e delle relative argomentazioni; e
  7. g) un’esposizione succinta e leggibile che dimostri il rispetto da parte del ricorrente dei criteri di ricevibilità enunciati all’articolo 35 § 1 della Convenzione.
  8. a) Tutte le informazioni di cui al succitato paragrafo 1, lettere da e) a g), devono essere riportate nella parte corrispondente del formulario di ricorso ed essere di per sé sufficienti a consentire alla Corte di determinare natura e oggetto del ricorso senza dover consultare altri documenti.
  9. b) Il ricorrente può tuttavia integrare tali informazioni allegando al formulario di ricorso un documento di massimo 20 pagine nel quale espone in maniera dettagliata i fatti, le violazioni della Convenzione lamentate e le relative argomentazioni.

3.1. Il formulario di ricorso deve essere firmato dal ricorrente o dal suo rappresentante ed essere corredato:

  1. a) dalle copie dei documenti relativi alle decisioni o ai provvedimenti di natura giurisdizionale o diversa di cui si lamenta;
  2. b) dalle copie dei documenti e decisioni idonei a dimostrare che il ricorrente ha esaurito le vie di ricorso interne e rispettato il termine previsto dall’articolo 35 § 1 della Convenzione;
  3. c) se del caso, dalle copie dei documenti relativi ad altre procedure internazionali di inchiesta o di risoluzione;
  4. d) se il ricorrente è una persona giuridica, come previsto dal paragrafo 1 a) del presente articolo, dai documenti idonei a dimostrare che la persona che introduce il ricorso ha la capacità a rappresentarla o è munita di procura in tal senso ;

3.2. I documenti presentati a sostegno del ricorso devono essere elencati in ordine cronologico, recare una numerazione consecutiva ed essere chiaramente identificabili.

  1. Il ricorrente che non desideri che la sua identità sia rivelata deve precisarlo fornendo le ragioni che giustifichino una deroga alla regola normale di pubblicità della procedura dinanzi la Corte. Quest’ultima può autorizzare l’anonimato o decidere di concederlo d’ufficio.

5.1. In caso di non rispetto dei requisiti elencati ai paragrafi da 1 a 3 del presente articolo, il ricorso non sarà esaminato dalla Corte, salvo che:

  1. a) il ricorrente abbia fornito una spiegazione soddisfacente sui motivi del mancato rispetto dei requisiti suindicati;
  2. b) il ricorso riguardi una domanda di misura provvisoria;
    c) la Corte decide altrimenti, d’ufficio o su richiesta del ricorrente.

5.2. La Corte potrà sempre chiedere al ricorrente di presentare, entro un termine stabilito, qualsiasi informazione o documento utile, nella forma o secondo modalità ritenute opportune.

  1. a) Conformemente all’articolo 35 § 1 della Convenzione, un ricorso si considera introdotto alla data di invio alla Corte del formulario di ricorso che soddisfi i requisiti fissati dal presente articolo (la data facente fede è quella del timbro postale).
  2. b) Se lo ritiene giustificato, la Corte può tuttavia decidere di prendere in considerazione una data diversa.
  3. Il ricorrente ha l’onere di informare la Corte di ogni cambiamento di indirizzo e di fornire ogni informazione utile per l’esame del ricorso.

Avendo ricevuto diverse segnalazioni sulle difficoltà nel reperire le istruzioni per scaricare e compilare il formulario, ho ritenuto opportuno condividere sul mio blog le informazioni utili.

In pratica, per poter scaricare il formulario di ricorso, è utile sapere che esso funziona correttamente solo con Adobe Reader 9 o le versioni successive e con i sistemi operativi Windows e Mac OS X. È necessario quindi che Adobe Reader sia installato nel computer (esso può essere scaricato dal sito www.adobe.com).

Per scaricare il formulario dovrete cliccare qui e procedere secondo le istruzioni indicate, che riporto comunque qui di seguito.

  1. Salvare una copia del formulario

Cliccare col pulsante destro sul link o sull’icona sopra indicata

Scegliere una delle opzioni “Download Linked File As…””, “Save target as …”, “Save Link As…”

Salvare il formulario localmente nel proprio computer

  1. Compilare il formulario

Aprire la copia del formulario salvata con Adobe Reader

Compilare il formulario e salvarlo.

Una volta compilato il formulario, lo si deve stampare, firmare ed inviare alla CEDU per posta.

Buon lavoro!

Dal 1° gennaio 2016 un nuovo formulario per presentare un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo

images-1Strasburgo, 23 dicembre 2015 – Dal 1° gennaio 2016, data in cui entrerà in vigore il nuovo Regolamento della C.E.D.U. e in particolare la modifica apportata all’articolo 47, per la presentazione di un ricorso si dovrà utilizzare un nuovo modello di ricorso, che sarà disponibile sul sito della C.E.D.U. , e ciò a partire da quella stessa data.

Assieme al nuovo formulario saranno disponibili le informazioni necessarie per la sua corretta compilazione. Il suo mancato utilizzo o il suo utilizzo difforme comporterà il rigetto del ricorso.

Nel caso Bondavalli c. Italia la Corte europea dei diritti dell’uomo accerta la violazione dell’articolo 8 della Convenzione e ora le giurisdizioni interne sono chiamate a far rispettare il diritto di visita del padre non affidatario

Strasburgo, 20 novembre 2015 – Con sentenza del 17 novembre 2015 la C.E.D.U. ha deciso il caso Bondavalli c. Italia, accertando la violazione dell’articolo 8 della Convenzione che garantisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Il caso riguarda l’impossibilità del pieno esercizio del diritto di visita da parte del ricorrente, padre non affidatario, ciò a causa delle relazioni negative redatte dagli assistenti sociali dei servizi sociali, legati da un rapporto di colleganza con la madre del bambino. Nonostante il ricorrente avesse prodotto diverse perizie che dimostravano l’infondatezza di quanto indicato nelle relazioni dei servizi sociali, l’autorità giudiziaria aveva continuato ad affidare a quegli stessi servizi sociali il compito di seguire la relazione padre-figlio.

La C.E.D.U. ha ritenuto che le giurisdizioni interne non abbiano adottato misure appropriate capaci di tutelare i diritti del ricorrente e di prendere in considerazione i suoi interessi.

La C.E.D.U. ha quindi evidenziato che il trascorrere del tempo può avere conseguenze irrimediabili sulla relazione padre-figlio e conseguentemente ha sollecitato le autorità nazionali ad intervenire sollecitamente per riesaminare il diritto di visita del ricorrente, tenendo conto dell’interesse superiore del minore.

I fatti principali del ricorso riguardano la vicenda del signor Bondavalli, il quale ebbe un figlio nel 2004 dalla donna con cui aveva una relazione stabile.

Nel 2005 il ricorrente e la sua compagna decisero di separarsi. Nell’ottobre del 2006 il ricorrente si rivolse al Tribunale per i minorenni di Bologna al fine di ottenere l’affidamento condiviso del figlio. Il Tribunale gli riconobbe un diritto di visita per due pomeriggi la settimana, nonché la possibilità di vedere il bambino durante alcuni fine settimana e le vacanze. La Corte di Appello di Bologna confermò il decreto emesso dai giudici di primo grado.

Nell’aprile 2009, il ricorrente informò gli assistenti sociali dei servizi sociali di sospettare che la madre maltrattava il bambino, producendo certificazione medica che attestavano dei graffi sul corpo del figlio.

In risposta a tali denunce, i servizi sociali riferirono al Tribunale che li aveva incaricati di seguire la relazione padre figlio, che per lo stato di agitazione e stress del ricorrente il minore doveva invece essere protetto e conseguentemente decisero che la relazione padre-figlio potesse svolgersi esclusivamente attraverso incontri protetti. Riferirono inoltre che le denunce di maltrattamenti provenienti dal ricorrente non erano provate, suggerendo invece di ordinare una perizia psicologica sui genitori. La consulente d’ufficio nominato nel proprio elaborato peritale concluse per l’esistenza in capo al ricorrente di un disturbo delirante di tipo paranoico, sottolineando che questi era convinto che il bambino fosse maltrattato.

Il ricorrente contestò tale relazione, denunciando che la psichiatra che l’aveva redatto aveva un rapporto professionale con la madre di suo figlio. Denunciò anche che gli assistenti sociali incaricati di seguire il caso erano stati parziali, avendo questi un rapporto di colleganza con la madre, psichiatra presso la medesima struttura amministrativa.

Il ricorrente presentò anche delle specifiche richieste volte ad ottenere che il caso fosse affidato ad altri servizi sociali e che il suo diritto di visita venisse esteso. Tuttavia le giurisdizioni nazionali respinsero tali richieste ritenendo che le pretese del ricorrente fossero legate al suo stato psicologico.

Il ricorrente produsse diverse perizie medico-legali le cui conclusioni negavano la presenza di patologie o disturbi della personalità. Tali perizie evidenziavano anche che i servizi sociali non avevano adottato alcun provvedimento positivo volto ad instaurare un’autentica relazione padre-figlio, mentre invece avevano sempre favorito la madre. Tuttavia tali relazioni non furono prese in considerazione da parte dell’autorità giudiziaria perché ritenute poco affidabili. L’autorità giudiziaria decise invece di incaricare quegli stessi servizi sociali di organizzare incontri protetti tra il padre e il figlio.

I servizi sociali vietarono ogni contatto telefonico tra il ricorrente e suo figlio e gli incontri tra i due furono sospesi diverse volte. Sempre i servizi sociali annullarono anche delle visite senza la possibilità di recupero in date successive.

Dal marzo 2015 il ricorrente incontra suo figlio due ore alla settimana in presenza di un assistente sociale, nonché due ore alla settimana in presenza della madre. Non può andare in vacanza con suo figlio o ospitarlo presso la sua abitazione. Può chiamarlo solo una volta alla settimana sul telefono cellulare della madre.

Il ricorrente ha presentato ricorso alla C.E.D.U. il 29 maggio 2012, lamentando la violazione dell’articolo 8 della Convenzione per l’eccessiva autonomia dei servizi sociali nell’esecuzione dei provvedimenti adottati dal Tribunale per i minorenni di Bologna. Il ricorrente ha inoltre eccepito che il Tribunale per i minorenni di Bologna non ha esercitato un controllo regolare sull’attività svolta dai servizi sociali, lamentando, in particolare, che la consulente che aveva redatto la perizia e il personale dei servizi sociali siano stati influenzati dalla madre in ragione dei rapporti professionali esistenti tra loro. Il caso è stato comunicato al Governo italiano il 3 settembre 2014.

Pronunciandosi sul caso, la C.E.D.U. ha rilevato che, a partire dal settembre 2009, nonostante il Tribunale per i minorenni di Bologna avesse riconosciuto un ampio diritto di visita al ricorrente, quest’ultimo aveva potuto incontrare suo figlio in modo molto limitato, ciò a causa, da una parte, delle relazioni negative redatte dagli assistenti sociali dipendenti della medesima struttura amministrativa ove lavorava la madre come psichiatra e, dall’altra, del contenuto negativo della consulenza tecnica redatta da una psichiatra che aveva avuto un rapporto professionale pregresso, sempre con la madre.

La C.E.D.U. ha evidenziato anche che il ricorrente ha denunciato diverse volte la parzialità della psichiatra e degli assistenti sociali dei servizi sociali incaricati, ma che le autorità giudiziarie hanno continuato ad affidare a questi il compito di seguire il minore, limitando peraltro esse stesse il diritto di visita, nonostante diverse relazioni medico-legali di parte avessero evidenziato che lo stesso non soffriva di alcun disturbo psicologico.

Nella propria pronuncia la C.E.D.U. ha ricordato di aver già sanzionato le autorità italiane per non aver tenuto contro dell’esistenza di un legame tra il consulente incaricato di valutare sotto il profilo psicologico il minore e il di lui patrigno (caso Piazzi c. Italia, ricorso n. 36168/09, sentenza del 2 novembre 2010). La C.E.D.U. ha quindi rilevato che nel caso Bondavalli era di tutta evidenza il legame professionale esistente tra la madre del bambino, i servizi sociali e la psichiatra incaricata di redigere la consulenza tecnica sulla famiglia.

La C.E.D.U. ha quindi ritenuto che le giurisdizioni nazionali avrebbero dovuto, nell’interesse del ricorrente e di suo figlio, dare un riscontro positivo alle richieste avanzate dall’interessato e tener conto delle relazioni peritali prodotte dal signor Bondavalli, valutando quindi l’opportunità di modificare il diritto di visita.

La C.E.D.U. ha poi rilevato che le giurisdizioni interne non hanno adottato alcuna misura idonea per creare le condizioni necessarie alla piena attuazione del diritto di visita del padre. La procedura avrebbe dovuto dotarsi di garanzie appropriate per permettere di tutelare i diritti del ricorrente e di tener conto dei suoi interessi. La C.E.D.U. ha poi evidenziato che le giurisdizioni interne non hanno proceduto con la diligenza necessaria e conseguentemente, da circa sette anni, la relazione padre-figlio è molto limitata.

Richiamando l’articolo 46 della Convenzione, la C.E.D.U. ha invitato espressamente le autorità competenti a rivedere rapidamente le misure adottate fino ad oggi, per permettere che il diritto di visita diventi effettivo, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali in gioco, quelli del ricorrente e quelli superiori di suo figlio.